In questa intervista si parla di Resilienza, anche se l'argomento è affrontato nel contesto del mondo del lavoro, si può estendere a tutte le situazioni della vita.
Clicca il vantaggio di essere resilienti - Laura Varvelli, consulente di formazione
Resilienza viene definita coma la capacità di avere un dialogo benevolo verso se stessi e gli altri per superare situazioni poco soddisfacenti.
La persona resiliente non cade nella reazione "è colpa mia" o "è colpa tua" (no alibi); si ferma, analizza, cerca soluzioni utilizzando strategie come il principio di realtà, aver un piano B, riparazione emotiva (saper chiedere scusa); alto tasso di relazione (la sua rete sociale)....
Sì è vero meglio ascoltare i 3 minuti della conversazione.
Come si cambia
Appunti sparsi per documentare come si cambia; non perchè il tempo che passa ci invecchia, ma perchè ognuno può assecondare un profondo e intimo movimento interno. Cambiare è svelare progressivamente se stessi, essere consapevole delle proprie passioni, illuminare le relazioni con le persone che si amano.
lunedì 30 gennaio 2012
venerdì 27 gennaio 2012
La storia del girasole
Prima di guardare questo video ritagliarsi 18 minuti di tempo per godersi immagini e testi senza interruzione.
E' una metafora sulla vita della coppia.
giovedì 19 gennaio 2012
La macchina dei sogni - azionamento a distanza
Il 2012 è un anno di cambiamenti e nonostante la crisi e forse proprio a motivo della crisi e della mia condizione di "manager in cerca di lavoro" sento la spinta a vivere questo periodo come un'opportunità per realizzare sogni.
Se qualcuno vuole partecipare con me a far girare la macchina dei sogni, me lo dica in tempo che ci facciamo fare un giro per ciascuno dagli "ermitans".
Per quanto riguarda la cioccolata calda, OK quella di Diego è fantastica, ma casomai ci facciamo dare la ricetta per farla in casa...
domenica 8 gennaio 2012
Il Capo e il Nonno
I miei amici, sanno come aiutarmi.
Per esempio obbligandomi a posare a Varigotti sotto al cartello di Via del Capo; da intendersi come "Cacciare via il Capo" riferendosi alla mia recente disavventura lavorativa....
ma poi per farsi perdonare mi ricordano che tra qualche mese diventerò nonno fotografandomi in questa minuscola piazzetta del nonno.
Per esempio obbligandomi a posare a Varigotti sotto al cartello di Via del Capo; da intendersi come "Cacciare via il Capo" riferendosi alla mia recente disavventura lavorativa....
ma poi per farsi perdonare mi ricordano che tra qualche mese diventerò nonno fotografandomi in questa minuscola piazzetta del nonno.
venerdì 6 gennaio 2012
Non chiedere, ringrazia
Questo racconto è tratto dal libro di Marino Parodi, "I miracoli che cambiano la vita".
Suppongo che il Robert Muller di cui si parla sia l' ex-Assistente del Segretario Generale delle Nazioni Unite; uso il condizionale perché le informazioni che ho saputo trovare sulla rete non coincidono perfettamente con il libro e della storia che mi appresto a raccontare non ho trovato altro riscontro. Forse bisognerebbe leggere i suoi libri o una biografia più dettagliata.
Suppongo che il Robert Muller di cui si parla sia l' ex-Assistente del Segretario Generale delle Nazioni Unite; uso il condizionale perché le informazioni che ho saputo trovare sulla rete non coincidono perfettamente con il libro e della storia che mi appresto a raccontare non ho trovato altro riscontro. Forse bisognerebbe leggere i suoi libri o una biografia più dettagliata.
Fatta questa doverosa premessa, aggiungo che, comunque sia, la storia mi ha profondamente colpito per le modalità attraverso le quali il protagonista affronta la "sua" difficoltà e ne ho tratto un beneficio personale interiore.
Non era una difficoltà da poco, la macchina da guerra nazista stava reclutando tutti i giovani per affrontare la guerra e Robert non aveva nessuna speranza di sottrarsi alla chiamata.
La sua forte spiritualità lo spinse a riflettere e pregare fino a raggiungere una sorta di illuminazione riguardante l'importanza del pensiero, il grande potere creativo delle convinzioni. "Tutte le volte che aveva messo mano ad un'impresa, animato dalla convinzione invincibile di riuscire, il successo non si era mai fatto attendere!".
A quel punto "chiedere a Dio la grazia di non partecipare alla sanguinosa impresa della guerra e ringraziarlo nella certezza di averlo già ottenuta erano due facce della stessa medaglia".
Ne era così convinto che decise di passare dalle parole ai fatti e organizzò una cena con tutti i suoi amici allo scopo di festeggiare il suo "congedo"; la festa si concluse con un brindisi a base di champagne. Naturalmente i più lo presero per matto, ma di fatto la chiamata alle armi non arrivò mai; nessun motivo legato alla salute, nessuna azione intrapresa per nascondersi; per lui era naturale: "Ho chiesto a Dio di essere esentato dalla guerra perché io sono per l'amore e non per l'odio. Dio mi ha esaudito: bussate e vi sarà aperto, ci ha promesso".
Così il mio primo impatto con il 68'
Un paio di giorni fa, parlando con amici, mi è tornato alla mente, e ho raccontato loro, un episodio del mio 68'.
Forse raccontavo di quanto a quattordici, quindici anni ero ancora ingenuo e sprovveduto.
Frequentavo il secondo anno dell'istituto Tecnico Industriale che aveva sede in cima alla ripida salita delle Fieschine.
La scuola era un ex convento; un enorme caseggiato pieno di corridoi che si aprivano nelle varie ali dell'edificio.
Io arrivavo da Nervi e quella mattina, per qualche motivo, ero in ritardo; per questo motivo mi ero fiondato a perdifiato infilando il tunnel della stazione Brignole e poi su corso Monte Grappa.
Più mi avvicinavo a scuola più prendevo coscienza del mio ritardo; l'ultimo tratto della strada era deserto, nessuno studente, nessun vociare. Mi infilo di corsa dentro il portone della scuola, tutto deserto; segno inequivocabile, pensavo, che le lezioni erano cominciate da un pezzo.
Scaloni a due per due, corridoio, altro corridoio: silenzio e ancora silenzio passando davanti alle porte chiuse delle classi qualunque fosse la sezione A, H, C, F, prime, quarte, seconde...impugno la maniglia della porta che immette alla mia sezione e con, poco, coraggio entro.
Deserto! Non c'è nessuno; l'aula è misteriosamente vuota. Esco nuovamente in corridoio e tanto imbarazzato quanto a disagio mi rendo conto che l'unico abitante di tutta quell'ala della scuola sono io.
Dove sono gli altri?, Cosa devo fare? Perché mi trovo qui?
Mentre mi faccio queste domande, avverto in lontananza un ronzio indistinto.
Ascoltando meglio capisco che sono voci concitate che si stanno avvicinando. Poi spunta in fondo al corridoio una fiumana di studenti che sciamano verso le loro classi.
Rientro nella mia e poco dopo irrompono i miei compagni. Alcuni di loro mi puntano dritto e mi urlano: "crumiro...fascista... servo dei padroni... bastardo" e altri complimenti che non ricordo ma che si possono dedurre dal contesto.
Credo di aver spalancato gli occhi e aperto la bocca.
Cosa stavano dicendo? Io crumiro, come possono pensarlo? ma cosa vuol dire crumiro? Fascista? Che attinenza c'era con quello che era accaduto? Da dove spuntavano? Cosa stava succedendo?
Come si può immaginare c'era stata una assemblea spontanea a cui tutti gli studenti della scuola erano stati 'invitati' a partecipare e per aiutare la decisione c'erano stati dei picchetti per sbarrare l'ingresso dei più... incerti.
Per via del ritardo mi ero saltato tutta questa parte della storia.
Forse raccontavo di quanto a quattordici, quindici anni ero ancora ingenuo e sprovveduto.
Frequentavo il secondo anno dell'istituto Tecnico Industriale che aveva sede in cima alla ripida salita delle Fieschine.
La scuola era un ex convento; un enorme caseggiato pieno di corridoi che si aprivano nelle varie ali dell'edificio.
Io arrivavo da Nervi e quella mattina, per qualche motivo, ero in ritardo; per questo motivo mi ero fiondato a perdifiato infilando il tunnel della stazione Brignole e poi su corso Monte Grappa.
Più mi avvicinavo a scuola più prendevo coscienza del mio ritardo; l'ultimo tratto della strada era deserto, nessuno studente, nessun vociare. Mi infilo di corsa dentro il portone della scuola, tutto deserto; segno inequivocabile, pensavo, che le lezioni erano cominciate da un pezzo.
Scaloni a due per due, corridoio, altro corridoio: silenzio e ancora silenzio passando davanti alle porte chiuse delle classi qualunque fosse la sezione A, H, C, F, prime, quarte, seconde...impugno la maniglia della porta che immette alla mia sezione e con, poco, coraggio entro.
Deserto! Non c'è nessuno; l'aula è misteriosamente vuota. Esco nuovamente in corridoio e tanto imbarazzato quanto a disagio mi rendo conto che l'unico abitante di tutta quell'ala della scuola sono io.
Dove sono gli altri?, Cosa devo fare? Perché mi trovo qui?
Mentre mi faccio queste domande, avverto in lontananza un ronzio indistinto.
Ascoltando meglio capisco che sono voci concitate che si stanno avvicinando. Poi spunta in fondo al corridoio una fiumana di studenti che sciamano verso le loro classi.
Rientro nella mia e poco dopo irrompono i miei compagni. Alcuni di loro mi puntano dritto e mi urlano: "crumiro...fascista... servo dei padroni... bastardo" e altri complimenti che non ricordo ma che si possono dedurre dal contesto.
Credo di aver spalancato gli occhi e aperto la bocca.
Cosa stavano dicendo? Io crumiro, come possono pensarlo? ma cosa vuol dire crumiro? Fascista? Che attinenza c'era con quello che era accaduto? Da dove spuntavano? Cosa stava succedendo?
Come si può immaginare c'era stata una assemblea spontanea a cui tutti gli studenti della scuola erano stati 'invitati' a partecipare e per aiutare la decisione c'erano stati dei picchetti per sbarrare l'ingresso dei più... incerti.
Per via del ritardo mi ero saltato tutta questa parte della storia.
venerdì 30 dicembre 2011
Il giardiniere e il dirigente
Ultimo giorno di lavoro in HS.
Gli ultimi due giorni sono stati un po' tristi, da quando ho portato via la mia scatole di documenti personali, quadri e piante, la stanza che mi ha ospitato mi fa l'effetto di un quadro surrealista; una realtà distorta.
Cerco di cogliere i lati buffi.
Ieri è venuto il giardiniere, un signore albanese dall'italiano un po' stentato, che una volta alla settimana viene ad abbeverare le piante.
Col suo solito innaffiatoio verde in mano si è bloccato davanti alla finestra, proprio di fronte al posto che occupava la pianta più rigogliosa; con tono speranzoso e nello stesso tempo sospettoso mi ha chiesto: "Vai in pensione?"
"No" - dico "Sono senza lavoro".
"Che peccato!" E' la sua risposta.
Poi mi chiede cosa farò, mi ricorda quelli che stanno peggio di me; cosa ne sarebbe di lui se perdesse il lavoro...e conclude: "Sai dove si trova il negozio in cui lavoro, mi raccomando passa a salutarmi qualche volta".
Gli ultimi due giorni sono stati un po' tristi, da quando ho portato via la mia scatole di documenti personali, quadri e piante, la stanza che mi ha ospitato mi fa l'effetto di un quadro surrealista; una realtà distorta.
Cerco di cogliere i lati buffi.
Ieri è venuto il giardiniere, un signore albanese dall'italiano un po' stentato, che una volta alla settimana viene ad abbeverare le piante.
Col suo solito innaffiatoio verde in mano si è bloccato davanti alla finestra, proprio di fronte al posto che occupava la pianta più rigogliosa; con tono speranzoso e nello stesso tempo sospettoso mi ha chiesto: "Vai in pensione?"
"No" - dico "Sono senza lavoro".
"Che peccato!" E' la sua risposta.
Poi mi chiede cosa farò, mi ricorda quelli che stanno peggio di me; cosa ne sarebbe di lui se perdesse il lavoro...e conclude: "Sai dove si trova il negozio in cui lavoro, mi raccomando passa a salutarmi qualche volta".
venerdì 23 dicembre 2011
Tempo di ripartenze
La cosa più buffa di questa situazione è successa ieri, quando un mio contrito collega, con una faccia sconsolata è venuto nel mio ufficio per farmi firmare un modulo interno.
Non capivo il motivo di tanto imbarazzo; aveva in mano uno di quei moduli che utilizziamo in azienda per richiedere qualche servizio interno al Service Desk di Amburgo.
Poi ho letto: in pratica si trattava di autorizzare la richiesta di cancellazione del mio profilo di accesso alla rete e ai dati a partire dal 1 Gennaio 2012. Ho riso come un pazzo all'idea di dover autorizzare la mia cancellazione!
... E comunque, ora che l'annuncio è stato dato a tutti i colleghi dall'Azienda, ebbene sì, si interrompe il percorso lavorativo in Hamburg Sud. Chi è dirigente un po' lo mette in conto che può succedere ma, naturalmente, quando ti tocca in prima persona dover pagare le conseguenze di una ristrutturazione organizzativa e della crisi del mercato, non è affatto piacevole, anche se insieme arrivano gli attestati, mi sembra sinceri, della tua professionalità e profilo umano.
Quindi eccomi ad un altro "cambiamento" che il mio blog registra insieme a tanti altri che fanno parte della mia storia.
Nelle settimane passate c'è stato qualche momento molto 'doloroso' nel prendere consapevolezza di quello che stava succedendo e fra i tantissimi incoraggiamenti sinceri e affettuosi ricevuti da amici e amiche, quelli più importanti sono stati quelli di mia moglie Maria Teresa e dei miei figli.
Da Benedetto pronto a sostenere il papà con iniziative personali che coinvolgono il suo lavoro; a Marianna che mi ricordava che la vita non bisogna viverla come percorso lineare, non è una linea, ma piuttosto un ciclo, come quello delle stagioni che si rinnovano. Si riparte, si entra in una fase di creazione; ad Antonio che in una sua lettera lasciata sul cuscino mi aiuta a ricordare la mia storia; quella di un bambino di 4 anni che giunge a Genova come immigrato dalla Sicilia con i suoi genitori; che grazie a enormi sacrifici diventa ingegnere e intraprende percorso lavorativo ricco di tante soddisfazioni e opportunità; che si sposa innamorato di una ragazza speciale; che vede crescere tre splendidi ragazzi... ed io aggiungo anche altri passaggi importanti e fondamentali, anche se dolorosi, come la perdita della prima bimba Marta; la morte prematura della mamma Salvina e poi più avanti quella del papà Toledo.
Ieri mi è tornato alla mente un sogno fatto qualche anno fa. Ero nella mia casa di Nervi abitata da ragazzo, dove si arrivava con 95 scalini a piedi. Era tutta arredata di nuovi mobili e tendaggi lussuosi, ma io piangevo perché non la riconoscevo più: lì dentro, così modificata, mancava la mia Storia.
Allora, testimonio, ai miei pochi e amici lettori, e a me stesso che sono il primo destinatario di questo blog, che sono pronto, anzi ho già ricominciato a guardare avanti; non so bene come, ma nel profondo di me, nei momenti di difficoltà, dopo il panico iniziale, sento sgorgare una forza interiore... il futuro è migliore del passato.
Iscriviti a:
Post (Atom)


