venerdì, novembre 06, 2009

Simbolo utile agli uomini

Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l'immagine della rivoluzione cristiana che ha sparso per il mondo l'idea dell'uguaglianza tra gli uomini fino allora assente". A scrivere queste parole, il 22 marzo 1988, era Natalia Ginzsburg sulle pagine de "L'Unità" il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, allora organo del Partito Comunista Italiano.

giovedì, novembre 05, 2009

La sorgente del tempo

Ieri sera ho riletto un capitolo del libro Momo di Michael Ende.
Gli uomini grigi convincono la gente a risparmiare tempo sottraendolo a tutti quei momenti che vengono dedicati agli altri. In realtà il tempo risparmiato viene misteriosamente rubato.

Ho chiuso il libro ed ho inevitabilmente ammesso che anch'io mi lascio rubare il tempo dalla fretta e dall'ansia di dover fare bene ogni cosa.
Stasera c'è stata l'occasione per un minimo di riscatto, alla ricerca di un silenzio fatto non solo di assenza di parole ma soprattutto di consapevolezza interiore.

Un po' seduto in una panca, un po' inginocchiato, un po' con le mani giunte e la testa china, un po' con la fronte alta rivolta verso un punto davanti a me dove un pezzo di pane bianco di forma rotonda, protetto da una piccola teca e illuminato dalle luci, si lasciava adorare come sacramento e mistero.
Mi sono tornati in mente gli uomini grigi e la loro capacità di sottrarre il tempo ed ho pensato che in quel momento stavo facendo esattamente il contrario.
Quello stare in silenzio agiva come una sorgente viva dove, in qualche modo, il tempo zampillava e scarturiva nuovo.

sabato, ottobre 24, 2009

Odori

Dopo alcuni giorni di freddo e maltempo ritorna il sole.
Sono andato in campagna convinto di fare tante fotografie, invece, tra erbacce da sradicare, caccia a qualche cako (quelli maturi sono ancora troppo alti), una mezzoretta passata a prendere il calore e la luce del sole autunnale in compagnia di mia moglie e di una svogliata lucertola che oziava nel muro bianco alle mie spalle, il tempo è volato.
Però andando via mi sono reso conto che nelle mani mi sono rimasti gli odori forti del pomeriggio.
La salvia che le ultime pioggie hanno fanno crescere a dismisura,
il rosmarino che aggira gli ostacoli per trovare un posto al sole,
la menta che ho potato per eliminare tutte le foglie e le infiorescenze secche,
l'erba fresca che avevo appena tagliata con un falcetto,
l'odore della prima legna bruciata nei camini che si attacca al maglione.
Peccato che gli odori non si possano "fotografare".

Ma poi, proprio poco prima di salire in macchina, ecco lo scatto che cercavo, nel giardino di una casa vicina
un meraviglioso melograno simbolo dell'energia vitale.

martedì, ottobre 20, 2009

L'abbraccio dei ricci


Chissà se i ricci di castagno amano stare vicini vicini o se le spine li costringono a trovare il giusto equilibrio di vicinanza come per le persone...

martedì, ottobre 13, 2009

Occhiali per vedere meglio il mondo

Oggi come oggi bisogna stare attenti.
Guai ad essere superficiali, ogni informazione va vagliata e filtrata per farsi un'opinione personale e non di regime.
Occorre una vista acuta che sappia vedere i particolari, che non si faccia abbagliare da falsi riflessi.
Fate come me "Meglio essere previdenti" ho pensato io...e mi sono attrezzato adeguatamente.

giovedì, ottobre 08, 2009

Come si cambia - prima di raggiungere la perfezione




L'era del ricciolo






Fase dello spazzolino








Il tempo Rock in testa





L'epoca della svolta






Verso la perfezione

lunedì, settembre 28, 2009

adagio adagio verso una fontana



"Buon giorno", disse il piccolo principe. "Buon giorno" disse il mercante. Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più' il bisogno di bere.
"Perché' vendi questa roba?" disse il piccolo principe. "E' una grossa economia di tempo" disse il mercante. "Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatre minuti la settimana". "E che cosa se ne fa di questi cinquantatre minuti?" "Se ne fa quel che si vuole..." "Io", disse il piccolo principe, "se avessi cinquantatre minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana..."

Chiedo a me stesso: "perché spesso devo fare tutto affannosamente?" Di certo l'ansia non migliora le prestazioni, anzi paralizza, offusca la mente, banalizza ogni cosa.


Rallentare i ritmi significherebbe dare spazio a sentimenti d'amore nei confronti di posti e persone che sono rimaste sepolte e apparentemente non hanno più spazio nei ricordi della mente.
Ho letto che c'è un legame inseparabile fra lentezza e memoria e fra velocità e oblio.
Significa che ciò che fai lentamente rimane indelebile nella memoria, potrai recuperarlo, gustarlo di nuovo, godere di ciò che è stato. Ciò che fai di fretta invece sparisce nell'annichilimento di un legame fra neuroni che non si fisserà mai.

Nel post precedente parlavo del bambino interiore, e ancora pochi giorni fa dell'importanza degli spazi in bianco. Queste cose sono legate fra loro.

Il bambino interiore attende di essere liberato dagli schemi che l'adulto gli ha confezionato addosso, ma per farlo deve accorgersi degli spazi in bianco.
Gli spazi in bianco sono quella cosa che dà il sapore alle cose della vita, per capirlo bisogna pensare alle pause fra le parole, alle virgole, all'importanza del silenzio nella musica.

Per accostarsi agli spazi in bianco bisogna rallentare, andare adagio adagio verso la fontana, come suggerisce il Piccolo Principe.

Oppure come Momo, in un bellissimo libro di Michael Ende, riprendersi il tempo che gli uomini grigi ci rubano con il pretesto di farci "risparmiare tempo".

Mangialegnate

Dicono che c'è dentro di noi c'è un bambino interiore.
E' la parte vitale di noi che sa godere della vita, che riconosce gli aspetti ironici nelle difficoltà, che guarda al futuro con speranza, che crede nelle cose "invisibili", che ha fede.

Il mio bambino interiore ha anche un nome: Enzo-Mangialegnate.
Ho già scritto di lui nel settembre del 2005.

Poche sere fa i miei figlioloni mi hanno visto rientrare a casa dal lavoro, stanco e giù di morale. Non so perchè mi hanno apostrofato: "Ehi ci racconti di nuovo di Mangialegnate?"
Il ricordo ha contribuito ad alleviare le ferite...

E' un soprannome che mi aveva dato la mamma Salvina perchè, per placare la mia irruenza, la vivacità eccessiva e i troppi capricci, non trovava evidentemnete altro metodo se non assestare qualche scapaccione "dove va, va".
Dopodichè quando la pace tornava, in uno dei tanti momenti di tenerezza, mi chiedeva: "Come ti chiami?" e io rispondevo "Enzo Mangialegnate".
Tra le performance vantate ci sono: un'ascia sulla fronte (è vero, ho ancora una piccola cicatrice); topi morti raccattati per strada e trascinati in casa; principio di incendio nel forno.
Quando ci siamo trasferiti a Genova, avevo poco meno di 5 anni", quel bambino si è ritirato da qualche parte lasciando spazio a un ragazzino timido, con tante paure, "buonino buonino".

Ma Enzo Mangialegnate c'è e quando viene fuori è il benvenuto, è l'altro lato, non-oscuro, di un rispettabile dirigente sempre disponibile, affidabile ed equilibrato.